La storia dei sassi di Roccamalatina, comincia molto indietro: circa 38 milioni di anni fa. A quei tempi dove ora sono i sassi c’era il mare, non molto profondo e secondo quando affermano gli studiosi, piuttosto caldo. La sabbia portata dai fiumi, insieme a migliaia di piccoli e grandi pesci, ricci di mare, e molluschi che cadevano sul fondo morti.
Si è formato così un deposito di sabbie ricche di sostanze organiche. Con il passare dei millenni la roccia si e cementata, anche se non in modo omogeneo, ed è emersa sollevata dal movimento di formazione dell’Appennino.
L’erosione ha fatto il reso: la massa di sabbia cementata male è stata trascinata a valle, mentre i punti resistenti hanno sfidato vento, gelo e pioggia formando le guglie arenarie che ora vediamo.
E gli animali morti sullo sfondo? Sono stati ritrovati fossili.
La parte emergente del sasso più alto si eleva per circa 70 metri rispetto al terreno circostante, oggi si può salire tramite un sentiero attrezzato, unicamente al Sasso della Croce (567 mt sul livello del mare), da dove si gode un magnifico panorama.

Oltre allo spettacolo delle guglie di arenaria, vi sono le valli di argilla, boschi , flora e fauna e tutta la natura circostante è di tale interessa e varietà da rendere indispensabile la tutela attraverso l’istituzione di un Parco.
Il Parco dei Sassi di Roccamalatina protegge 2.300 ettari di territorio adagiato sulle colline del Medio Appennino Modenese, comprendente il fiume Panaro nei comuni di Guiglia, Zocca e Marano sul Panaro.
Un territorio costituito da antichi castagneti, boschi e coltivazioni, nel cui centro svettano imponenti le guglie arenacee dei Sassi.
Un’ampia biodiversità di habitat concentrata in poco spazio, permette la presenza di una flora variegata e di numerose specie faunistiche, sparse su un’ampia varietà di ambienti che aggiungono valore al territorio protetto: dai castagneti in montagna, agli incolti argillosi di bassa collina, dai boschi ripariali dei greti fluviali ai fenomeni di carsismo delle grotte e inghiottitoi, dai coltivi collinari ai piccoli borghi medievali.

La presenza dell’uomo
Di presenza stabile dell’uomo nell’area dei Sassi di Roccamalatina non si può parlare prima dell’Età del Bronzo, soltanto durante l’età del ferro e con la riespansione etrusca tra il VI e il V secolo a.C. si afferma l’importanza della valle come collegamento fra Tirreno e Pianura padana.
Nel IV secolo la spinta celtica ricaccia oltre l’Appennino gli Etruschi e permette il ritorno dei Liguri.
A parte sporadici rinvenimenti di monete, il declino del mondo romano ha lasciato tracce soprattutto nei toponimi di fondi rustici come Samone e Pugnano. Maggiori conoscenze si hanno sull’Alto Medioevo, quando nella zona, in seguito all’invasione longobarda, si attestò una linea difensiva bizantina.
Il territorio del Parco comprende due località storicamente importanti: Trebbio con la sua pieve e i cosiddetti Sassi, comprendenti i borghi di Rocca di Sopra, Rocca di Sotto e Roccazzuola.
E’ plausibile che la zona dei Sassi servisse nel VII secolo ai Bizantini come perno di un vasto sistema fortificato contro i Longobardi.
Nulla è rimasto dei manufatti difensivi collegati alle rocce, ma le escavazioni dell’arenaria, i fori dei ponteggi, le scalinate scalpellate ne possono dare ancora un’idea.


Lascia un commento